Studio medico specialista in dermatologia e cura delle malattie veneree

Dermatologo Olistico – Parma – Italy.
Dermatologia clinica e pediatrica, allergologia, specialista in venereologia e malattie veneree, estetica eudermica, medicina anti‐age e rigenerativa, omeopatia, omotossicologia, agopuntura, psicosomatica, bioenergetica, dermoriflessologia, dermosomatica. Discipline differenti fuse in un approccio integrato e sinergico per cure indolori (no-needle therapy), compatibili con le tue caratteristiche, la tua personalità, il "carattere" della tua pelle. Informazioni ed articoli da scaricare e leggere con calma.

Archivio articoli e news

LA ROSACEA AL TEMPO DEL COVID

Pubblicato in data 12-02-2021

Condividi la news LA ROSACEA AL TEMPO DEL COVID su Facebook
rosacea

QUANDO LA PELLE FA LA RUGGINE: IL DANNO DEI RADICALI LIBERI
Risale ormai ad oltre 10 anni fa l’articolo dei ricercatori croati del Dubrava University Hospital, che misurando stress ossidativo e capacità antiossidante nella pelle dei pazienti affetti da rosacea, dimostrarono il meccanismo ossidativo quale causa principale dei danni che questa patologia comporta nei suoi canonici quattro stadi: flushing, coupe-rose, paulo-pustole, rinofima.
I dati confermarono che nei campioni di pelle dei pazienti affetti da rosacea, il numero di cellule positive alla ferritina era significativamente superiore rispetto al gruppo controllo e la positività alla ferritina aumentava in proporzione alla gravità della rosacea. In parole povere: la carenza di antiossidanti naturali del nostro corpo (e della nostra pelle) unita all’aumento dei radicali liberi circolanti derivanti dal ferro (ferritina) sarebbe il cocktail esplosivo per le eruzioni pirotecniche (flushing) della prima fase della rosacea, ma ancor di più importanti per l’evoluzione alle fasi successive (papulosa -> pustolosa -> ipertrofica).
Noi non lo vediamo, ma il microdanno si scatena sul ferro circolante, ossidandolo (proprio come fa l’ossigeno quando forma la ruggine) e rendendolo “tossico” per le cellule del nostro viso, le più esposte al martellamento degli agenti atmosferici.

COLPA DEGLI ACARI O DELLE EMOZIONI?
Questo però non sarebbe l’unico fattore scatenante, perché nella rosacea si assiste anche ad una proliferazione dei Demodex Folliculorum, acari saprofiti (=ospiti oziosi) dei follicoli sebacei del viso, che si riproducono ad un ritmo abnorme, “intasando” i follicoli stessi ed irritandoli con le loro tossine a formare papule e pustole.
Non sappiamo con certezza cosa produca questo “sovraffollamento” di acari sulla pelle di questi pazienti, ma di certo gli ormoni sessuali e dello stress (attivatori delle ghiandole sebacee) sembrano coinvolti sia nella produzione di sebo che nella ipertrofia delle ghiandole stesse (ultimo stadio).
E come ben sappiamo questi ormoni possono crescere non solo per cause fisiche ed organiche, ma anche (e soprattutto) psicologiche ed emotive, come evidenziato dal ricchissimo studio dell’U.S.National Center for Health Statistics che analizzando 608 milioni di visite dermatologiche tra il 1995 e 2002 ha indicato che le persone con l'acne rosacea erano psicologicamente più “sensibili”.
L’analisi psicologica dei pazienti con rosacea ha dimostrato che:
- arrossiscono più facilmente in situazioni imbarazzanti: tendenza etichettata dai vecchi dermatologi come “eritema pudico” o “delle vergini”, un tempo molto frequente nelle timide giovani adolescenti;
- la vasodilatazione del viso dura più a lungo dopo stimoli irritativi chimici (indotti da farmaci) dimostrando una risposta riflessa “long lasting” a qualunque stimolo fisico o chimico;
- esiste una predisposizione cinque volte maggiore alla depressione, vergogna, timidezza, paura del giudizio altrui, delle proprie pulsioni e pensieri. E le tecniche psicologiche di “rinforzo” della loro personalità hanno dimostrato di poter migliorare la dermatite parallelamente alla loro qualità di vita.

LA ROSACEA AI TEMPI DEL COVID
Avrete di certo sentito parlare dell’ormai famigerata “maskne” o acne da mascherina, che giornalisti, influencer, dermatologi, hanno più volte negato ed affermato in una altalena di pareri che hanno forse creato più confusione che chiarezza. Di certo l’uso continuato delle mascherine anti-Covid crea tra naso e bocca un microambiente artificiale caldo-umido che favorisce la proliferazione batterica, micotica e parassitaria in una zona raramente colpita da acne, ma spesso interessata dalla “dermatite periorale”, una variante della rosacea.
Come questa, infatti, spesso scambiata per acne, ma come abbiamo visto pocanzi, totalmente differenti.
Proprio come la rosacea, questa dermatite si accentua in persone e momenti particolari in cui la fase “orale” soffre e la mascherina ne esaspera tale sofferenza, come un bavaglio, una museruola.
La fase orale è, in psicoanalisi, la prima fase dello sviluppo psicosessuale, in cui il piacere è derivato dalle labbra e dalla bocca, come nell'atto di succhiare il seno della madre o (in mancanza di quello) il proprio pollice.
Nella fase orale esploriamo il mondo ed il primo piacere gustativo e cognitivo avviene attraverso la bocca: il seno per bere il latte materno, il ciuccio e il biberon.
La bocca è il centro di tutte le percezioni del neonato e delle sue relazioni con il mondo, è l’organo della conoscenza, attraverso il quale impariamo a conoscere le cose, ne sentiamo la forma, la consistenza, il gusto. E’ un organo tattile che precede quello delle mani e della pelle.
Capite ora come la mascherina, il bavaglio che mettiamo al nostro primordiale piacere, possa scatenare a livello dermatologico irritazioni proprio là dove si manifesta il conflitto e a livello emotivo tensioni in persone più sensibili a questa privazione più mentale che reale.
Vanno bene le cure protettive ed eudermiche consigliate dai più, ma associamo anche attività alternative di “nutrimento emotivo” che spostino l’attenzione (e la crescita) a livello superiori con differenti gratificazioni, trasformando il passivo neonato in un giovane adulto esploratore, dimentico del ciuccio (o della mascherina) perché attratto da nuove avventure.

QUINDI CHE FARE?
Ancora una volta si evidenzia la necessità di un approccio olistico alla dermatologia, che valuti lo stato di salute globale della cliente e le cause scatenanti, le patologie dermatologiche e non.
Importantissimo contrastare l’attacco dei ben noti radicali liberi con ogni mezzo: alimentazione, stile di vita ed abitudini quotidiane, microbioma, integratori orali, ecc..
I trattamenti estetici dovranno contribuire a
- ricaricare la quota di antiossidanti cutanei (vitamine A, C, E, ecc…) che proteggano come potenti antiruggine queste pelli reattive;
- idratare l’epidermide con jaluronico e ripristinare il film idrolipidico cutaneo con sieri “leggeri” non occlusivi;
- proteggere i capillari mantenendoli elastici e sempre meno “reattivi” con tonici analcolici;
- evitare stress termici (trattamenti termoattivi), chimici (detergenti e peeling aggressivi), fisici (scrub troppo abrasivi) o shot luminosi scatenanti.
Non ultima, l’interpretazione psicosomatica, anzi, DERMOSOMATICA del disagio organo-emozionale che “alimenta” energeticamente queste vere e proprie “eruzioni” cutanee. Emozioni di rabbia, timore, vergogna, che la persona spesso “reprime e sopprime”, ma che poi inevitabilmente affiorano in modo esuberante coi quadri clinici che ben conosciamo, non appena alcool, calore, caffè, cibi piccanti o radicali liberi “accendono la miccia”.
Massaggi rilassanti aiuteranno la cliente a sciogliere le tensioni accumulate e trattamenti avvolgenti a recuperare il contatto con le proprie emozioni e insicurezze, lasciate libere di defluire senza esplodere.

COSA EVITARE:
• sbalzi termici e calore al viso o alla testa (docce bollenti, casco e phon della parrucchiera, sole sul capo, ecc…)
• alimenti molto speziati e piccanti, cibi poco digeribili, alcoolici
• farmaci vasodilatatori se non strettamente necessari
• l’eccessiva esposizione solare e nelle ore di punta
• cosmetici contenenti alcool, mentolo, agenti esfolianti troppo forti
• trattamenti di luce e laser in caso di rosacea grave

Non è facile evitare tutte queste situazioni; basterebbe forse ridurle gradualmente ed affrontarle in modo meno drastico, come quando si maneggiano esplosivi, evitando movimenti bruschi e scossoni che potrebbero scatenare reazioni improvvise (sia fisiche che emotive).
Mai come in questo caso varrebbe lo slogan british:

Stay calm and … care rosacea!

State tranquilli e prendetevi cura della rosacea (e di chi ne soffre).

PELLE DA COVID - Indizi cutanei precoci di contagio da Coronavirus

Pubblicato in data 13-01-2021

Condividi la news PELLE DA COVID - Indizi cutanei precoci di contagio da Coronavirus su Facebook
covid

Diversi specialisti si sono alternati, in questi mesi, per proporre diagnosi sempre meno invasive e sempre più semplici (test rapidi, ecografie al polmone, cani molecolari, ecc..) per diagnosticare precocemente la temuta positività ad un virus che stiamo imparando a conoscere.
Come dermatologo, quindi, non posso esimermi dall’apportare il mio umile contributo alla diagnostica visiva, della pelle, alla ricerca di quei segni, anche minimi e aspecifici, ma comunque utili a sospettare questa virosi che ci affligge ormai da più di un anno.

INFIAMMAZIONE CAPILLARE
Sappiamo oggi che negli organi compromessi dal Covid-19, la compromissione dei capillari è uno dei segnali precoci, sia a livello polmonare, che cerebrale, che cutaneo. “Attraverso il circolo ematico, Sars-CoV-2 può raggiungere i piccoli vasi sanguigni che si trovano nel derma, subito al di sotto dell’epidermide, innescando l’attivazione di meccanismi infiammatori, che a cascata possono determinare la comparsa di manifestazioni cutanee — chiarisce Gabriella Fabbrocini, direttore dell’Unità Operativa di Dermatologia Clinica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli. Inoltre, nei pazienti ricoverati per Covid la situazione può essere complicata dal fatto che i farmaci utilizzati per la terapia possono creare manifestazioni cutanee di tipo allergico come la clorochina/idrossiclorochina, gli antivirali, gli antibiotici e anche il tocilizumab usato in caso di interessamento polmonare”.

SEGNALI SOSPETTI
La comparsa di alcuni tipi di dermatite, deve quindi far sospettare il possibile contagio. Le eruzioni cutanee possono variare tra:
- piccoli pomfi pruriginosi tipo orticaria,
- puntini rossi tipo varicella o morbillo,
- chiazze fredde rosso-violacee alle estremità (dita delle mani e dei piedi), macchie rosse e gonfi e alle dita dei piedi o delle mani, simili a geloni, con sensazione di prurito o dolore.
È stato proprio uno studio italiano, pubblicato a marzo 2020 sul Journal of European Academy of Dermatology and Venereology da Sebastiano Recalcati, dermatologo all’ospedale Alessandro Manzoni di Lecco, a richiamare per la prima volta l’attenzione della comunità scientifica su questo fronte. https://onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.1111/jdv.16387

L’Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani ha poi stilato alcune linee guida per aiutarci a riconoscere i segni cutanei legati al Covid-19, che possono essere di vario tipo. In corso di infezione accertata sono stati riscontrati rash cutanei di varia morfologia diffusi a tutto il corpo, che insorgono generalmente in concomitanza con sintomatologia simil-influenzale e respiratoria. Può trattarsi di eruzioni cutanee simili per aspetto ai comuni esantemi infantili, ad esempio di tipo morbilliforme, oppure con vescicole simili alla varicella, o con pomfi che ricordano l’orticaria. L’eruzione cutanea può essere più o meno sintomatica (prurito), ed è di solito fugace, con risoluzione spontanea in alcuni giorni e senza esiti permanenti. È importante ricordare che quadri simili possono essere anche dovuti ad una reazione alle cure farmacologiche in corso, e quindi è indispensabile una valutazione dermatologica per la diagnosi differenziale.

LESIONI CUTANEE CHE DURANO UNA DECINA DI GIORNI
La durata media delle lesioni cutanee è di nove giorni e nella grande maggioranza dei casi non sono gravi. Spesso, anzi, hanno una risoluzione spontanea e non c’è bisogno di prescrivere terapie. «In alcuni casi sono stati usati i cortisonici in crema, mentre spesso sono di aiuto i cortisonici per via sistemica che vengono usati come trattamento contro il virus — conclude Ketty Peris, presidente della Società Italiana di Dermatologia SIDeMaST —. Non c’è, insomma, alcun motivo di allarmarsi, ma è importante non trascurare le lesioni che potrebbero rivelarsi utili per giungere alla diagnosi di Covid, proprio nell’ottica di tracciare il virus e tenerne il più possibile sotto controllo la diffusione».

SINTOMI CUTANEI PRECOCI
Uno studio del King’s College di Londra sui dati di 336.000 pazienti, ha documentato che l’8,8% delle persone risultate positive al coronavirus aveva avuto eruzioni cutanee, contro il 5,4% dei negativi al virus.
Inoltre, il 17% dei positivi al coronavirus ha riportato l’eruzione cutanea come primo sintomo della malattia e per 1 persona su 5 l’eruzione cutanea è stata l’unico sintomo.
I Gli esperti hanno chiesto che le eruzioni cutanee siano incluse tra i sintomi chiave per diagnosticare il Covid-19 alla pari di febbre sopra i 37,5 gradi, tosse secca e persistente e perdita di gusto e olfatto.

QUANDO SOSPETTARE IL COVID?
Lo studio inglese ha identificato i tre tipi di eruzioni cutanee più spesso associate al coronavirus:
1) Eruzione orticarioide
Edema improvviso di alcune aree cutanee (gonfiori e rilievi transitori), di solito molto pruriginoso, specie alle mani e ai piedi. Le lesioni pomfoidi compaiono e scompaiono nel giro di alcune ore o giorni e migrano di sede. Possibili gonfiori anche a palpebre e labbra.
2) Eruzione varicelliforme
Piccoli puntini rossi su tutto il corpo, più spesso a gomiti, ginocchia, e dorso di mani e piedi. L’eruzione può durare alcuni giorni o settimane.
3) Geloni da Covid
Bolle rossastre o violacee sulle dita di mani o piedi (acrocianosi) che possono causare dolore ma non prurito. Mentre i sintomi precedenti sono abbastanza comuni ed aspecifici, questo tipo di eruzione cutanea sembra risultare il più specifico di Covid-19 e più comune nei giovani pazienti. Secondo la dott.ssa Ruth Murphy, presidente della British Association of Dermatologists, “La rilevanza di questo studio non è tanto nell’aiutare le persone ad auto-diagnosticare la malattia, ma piuttosto nella comprensione di come l’infezione possa colpire le persone”. Sappiamo, infatti, che il danno virale inizia proprio nelle sottili pareti capillari (polmoni, cervello, pelle, ecc..) con sintomi e segni differenti a seconda delle sedi interessate e delle difese immunitarie del soggetto.

FORME PIU’ RARE
Altre manifestazioni, meno frequenti, sono state descritte in associazione al Covid. Tra tutte, degna di nota la Malattia di Kawasaki, diagnosticata all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (una delle città più colpite dalla pandemia) con un numero di casi in un mese, pari al numero di casi dei tre anni precedenti. La Malattia di Kawasaki (nota come “sindrome occhi-bocca-mani-piedi”) è una vasculite autoimmune che colpisce bambini fino ai cinque anni, scatenata da virus a RNA. Il Covid-19 può indurre un quadro simile, che può colpire bambini anche fino ad otto anni. Più grave delle precedenti, ma per fortuna più rara, richiede terapie mediche specifiche, oltre che accertamenti diagnostici approfonditi, per possibili complicanze cardiache.

Occhi aperti!

VIZI E VIRTU': DALL'ENNEAGRAMMA I CONSIGLI PER UN "BEL CARATTERE"

Pubblicato in data 06-04-2020

Condividi la news VIZI E VIRTU
enneagramma

Può capitare che i vizi siano più importanti delle virtù. Sono loro, infatti, che ci muovono alle reazioni più istintive ed incontrollate, perché sono quelli che dominiamo più difficilmente con la volontà.
E sono loro che possono aiutarci a vederci e riconoscerci in una delle nove maschere che da millenni costituiscono l'Enneagramma: la classificazione del carattere delle persone in nove tipologie corrispondenti ai nove “vizi capitali", ancora ampiamente utilizzata in psicologia moderna, nonostante risalga all'antica dottrina sufi e ai filosofi greci.
Ancora attuale (tanto quanto le pulsioni affettive ed emozionali dell'uomo moderno) viene ancora oggi insegnata e studiata in tutto il mondo da psicologi, psichiatri, omeopati e terapeuti. Ira, invidia, superbia, vanità, sono solo alcuni dei nove modelli in cui ci possiamo riconoscere facilmente, perché "vizi dominanti" del nostro carattere, meccanismi ormai noti e consolidati di risposta a situazioni di emergenza.
Come in fisica ad ogni azione corrisponde una reazione, in psicologia ad ogni fissazione corrisponde una passione, una molla che scatta quando meno ce lo aspettiamo, e quando meno lo vorremmo.
Tutto questo però senza giudizio né colpa: ognuno di noi possiede un vizio dominante (ombra) e una virtù (luce) a cui tendere per migliorarsi, ma senza graduatorie, perché non vi sono tipologie migliori di altre, e per questo vengono rappresentate come le nove punte di una stella, tutte equidistanti dal centro (la perfezione e l'equilibrio).
Lo psichiatra cileno Claudio Naranjo, per tutta la vita si è preoccupato di praticare e diffondere l’Enneagramma, per "curare" la nostra personalità, non per cambiarci, ma per rafforzarci, ridando al nostro organismo l'energia vitale mancante per evitare l'emergere preponderante del nostro vizio primario nei momenti di crisi.
Un avaro, infatti, sarà sempre più avaro quanto più sarà "scarico" fisicamente e psicologicamente (stress), così come un orgoglioso sarà maggiormente orgoglioso nei momenti di disperazione, quando teme di perdere la stima e la considerazione altrui.
E siccome oggigiorno i momenti di calo e di stress sono sempre più numerosi e sempre più duraturi, gli spigoli del nostro carattere diventano sempre più acuti e pungenti.
L'Enneagramma ci aiuta a superare questi momenti, ma soprattutto a riconoscerci in comportamenti coatti, meccanici, negativi e spesso inutili, semplicemente rendendoci consapevoli del ripetersi spesso inutile di meccanismi mentali che come binari di un treno, ci obbligano a percorsi vincolati, impedendoci di trovare vie alternative più rapide ed efficaci per uscire dalle situazioni disagevoli.

GEOMETRIA DELL’ANIMA… E NON SOLO

La cosa che più ci sorprende, parlando di psicologia del carattere, è scoprirla legata a leggi fisiche, matematiche e geometriche che a noi sembrano agli antipodi della mente e delle emozioni.
Se il nostro cervello è un computer, allora i dati devono per forza parlare un linguaggio matematico, ed anche le azioni e reazioni rispondere ad uno schematismo che nel nostro caso fu scoperto da mistici matematici, e rappresentato come una stella aperta a nove punte.
Il simbolismo del tre ripetuto tre volte, ha dato origine a percorsi e flussi ormai ritrovati in mille discipline differenti: dalla musica, alla cabala, agli esagrammi della medicina cinese; dall’astrologia all’albero della vita.
Come il teorema di Pitagora o di Euclide, disorienta scoprire che il nostro cervello, e le emozioni che ne derivano, siano così semplici ed evidenti una volta scoperti, tanto quanto complicati rompicapi all’inizio.
Una volta scoperto, infatti, l’Enneagramma entra naturalmente a far parte del nostro approccio alla vita, alle persone, agli eventi, utile strumento di comunicazione e di conoscenza di sé e degli altri. “Conosci te stesso” è scritto sul frontone del tempio di Delfi, quale monito eterno alla crescita personale e spirituale.

TRE PER TRE

Il nostro carattere e il nostro temperamento sono geneticamente determinati? Si possono cambiare? Si devono cambiare?
Anche volendo, non potremmo non cambiare, e sebbene geneticamente predisposti a certi atteggiamenti, oltre il 50% della nostra vita dipende da noi e dal nostro modo di reagire ad essa. E’quindi importante conoscere e ri-conoscere le tre paure ataviche da cui scappiamo:

1. IRA O RABBIA.
Spesso mascherata da aggressività, intraprendenza, interventismo, che hanno alimentato e alimentano crociate spesso inutili o non disinteressate. La sede di somatizzazione psicosomatica è corporea, crea rigidità e fibrosi corpo, indurimento non solo fisico ma anche mentale. La maschera dell’Accidia (pigrizia) ci consente di evitarla, quella della Lussuria di esternarla quotidianamente, la maschera dell’Ira di reprimerla come possiamo.

2. VERGOGNA.
Sentimento che fin dall’infanzia mina le nostre sicurezze, bloccando la crescita “di cuore”: la maschera dell’Orgoglio la nasconde, quella della Vanità la nega e ne rifugge, la maschera dell’Invidia la esterna ad ogni occasione.

3. PAURA.
Vizio rimosso dai rimanenti sette vizi capitali, perché ampiamente utilizzata nei secoli scorsi come leva psicologica nelle persone più fragili. Esorcizzata con maschere di “finta abbondanza” (Gola) o all’opposto Avarizia fisica e sentimentale (paura di non avere a sufficienza), in una danza di opposti che sono espressione dello stesso conflitto. La Paura è un sentimento “di testa” e da lì fa molta fatica ad andarsene, anche quando viene esorcizzata con prove di coraggio o sport estremi (come fanno i controfobici).

Ora che sappiamo da cosa stiamo scappando e fuggendo, è importante anche riconoscere come lo facciamo, le nostre modalità di fuga o mascheramento di queste paure, ed anche qui ritroviamo tre differenti modalità comportamentali, che sono chiamate sottotipi, e che ritroviamo in ognuno dei vizi.
Corrispondono ai tre istinti animali primordiali (basic instinct) presenti già nel nostro DNA come App gratuite e sono le modalità di risposta che abbiamo adottato per le ferite o i bisogni infantili irrisolti:

1. CONSERVATIVA (sopravvivenza/autocura): istinto di conservazione primordiale il cui primo fine è la sopravvivenza e la cura del proprio corpo. Abituati a proteggersi e organizzarsi da soli fin da piccoli, solisti indipendenti, rischiano di diventare materialisti introversi, molto attaccati ai beni materiali, al nido e ai propri bisogni.

2. SOCIALE (rapporto con altri/adattamento): la preoccupazione primaria è la creazione di legami interpersonali e le regole di integrazione. Si sentono sicuri solo all’interno di un gruppo, di una classe, di una comunità, di un branco, alle cui esigenze si adattano facilmente all’interno della scala gerarchica.

3. SESSUALE (piacere/attrazione): più intima e personale. Seduttivi e sempre attenti al magnetismo di chi incontrano, si focalizzano su rapporti duali, vis-a-vis, di coppia, con esclusione del resto e di tutti gli altri. Insicuri da soli senza il partner rischiano di diventare aggressivi e competitivi.


SCIENTIFICITA’ DI UN METODO

Non vorrei banalizzare una filosofia così profonda e antica, che ancora oggi viene mantenuta come linea guida nella classificazione dei disturbi mentali che il Sistema Sanitario Nazionale definisce nella Bibbia psichiatrica che è il DSMIV. Ma etichettare i nove tipi con frasi e immagini semplici, caricaturali, può servire enormemente alla acquisizione pratica e rapida dei basilari di Enneagramma sufficienti ad iniziare un percorso conoscitivo che, mi auguro, continui negli anni.
Mi permetto quindi di invitarvi a giocare: provate a riconoscervi in uno o più dei seguenti enneatipi. Se poi voleste approfondire, oltre ai corsi da me organizzati, a fine articolo trovate alcuni siti specializzati e alcuni riferimenti bibliografici basilari.

QUAL’E IL VOSTRO ENNEATIPO ?

1. Perfezionista, attento ai dettagli. Riformatore, mirante a migliorare sé e correggere gli altri. Giudice, impegnato in battaglie e crociate.

2. Donatore, istrionico e compiacente. Soccorritore, adulatore e manipolatore. Altruista generoso e premuroso.

3. Realizzatore, attore attento all’immagine. Organizzatore, autonomo e indipendente. Manager, lavoratore compulsivo.

4. Romantico, triste e malinconico. Individualista, introverso e profondo. Speciale, autentico.


5. Osservatore, mimetico con l’ambiente. Pensatore, alla ricerca di informazioni e spiegazioni. Avaro, minimalista zen. Eremita, guardiano del faro.

6. Scettico, alla ricerca di sicurezza e garanzie. Malizioso, dubita di tutto e di tutti. Pauroso, indeciso, gioca in difesa.

7. Epicureo, narcisista orientato al piacere. Visionario, frivolo e gioioso, eterno Peter Pan. Ottimista, avido e goloso.

8. Leader, cane alfa capobranco. Forte, impulsivo. Aggressivo e vendicativo.

9. Pacificatore, pigro e indolente. Mediatore, diplomatico sempre calmo. Negoziatore altruista puro.


APPROCCIARE L’ENNEAGRAMMA

Pur senza ambire alla gestione caratteriale delle clienti, gli operatori del benessere dovrebbero conoscere ed applicare l’enneagramma per vari motivi:
- Come crescita personale di miglioramento relazionale e lavorativo, dato che il nostro lavoro è con le persone e tra le persone, le loro emozioni e sentimenti, che ci vengono quotidianamente mostrati, ostentati o nascosti (setting personale).
- Come strumento comunicativo efficace e comprensibile con i clienti, riconoscendone le specifiche esigenze e quindi facilitandoci nel comunicare e proporre loro i percorsi e i trattamenti necessari, sfruttando ogni possibile sinergia (comunicazione sana).
- Per creare uno staff affiatato e consapevole dei propri ruoli, parametrati sulle reciproche peculiarità anziché su aspettative impossibili da realizzare (team building).
Invitandovi a intraprendere questo nuovo viaggio nel pianeta emotivo, concludo col titolo di un film di molti anni fa

"Vizi privati, pubbliche virtù"

A voi la scelta…

Dott. Roberto Cavagna
www.skinguardian\corsi\enneagramma

SALVA UNA VITA ANCHE TU

Pubblicato in data 16/9/2019

Condividi la news SALVA UNA VITA ANCHE TU su Facebook
MELANOMA

SALVA UNA VITA ANCHE TU
Diventa anche tu uno SKIN GUARDIAN, salverai molte vite.

GUARDARE E NON VEDERE E’ PERICOLOSO
Semplicemente vedendo anziché guardare solamente.
Estetiste, massaggiatori, fisioterapisti, istruttori, farmacisti, infermieri, tatuatori, onicotecnici, parrucchieri, dermopigmentisti, personal trainers, insegnanti, volontari, assistenti bagnanti, ecc … vedono continuamente la pelle delle persone senza far caso ai nei (nevi in termine medico) che hanno sulla pelle.
Ho bisogno del vostro aiuto tanto quanto le persone che insieme potremo salvare da morte certa.

CHI HA TEMPO NON ASPETTI TEMPO
Vale nella vita, ancora di più nella prevenzione e diagnosi dei tumori. I tumori della pelle, però, si vedono !!!
Nonostante questo, ogni anno in Italia 70.000 persone si ammalano di melanoma e carcinoma cutaneo, con cure tanto più invasive quanto più tardiva è la diagnosi.
Il loro riconoscimento dipende anche da te!!!
Impara a riconoscerli e potrai consigliare controlli che saranno vitali per chi potremo salvare da diagnosi tardive. Un tumore che si vede non dovrebbe nemmeno esistere!
Basterebbe conoscere l’ABCDEF del melanoma per allertare e invitare i sospetti ad una visita medica o dermatologica che potrebbe salvargli la vita. Lo trovate sui miei articoli, sulla mia pagina Facebook e sul mio sito Dermatologia Olistica.
Perché la gran parte dei melanomi sono curabili e guaribili…se diagnosticati precocemente!
L’ignoranza uccide, ed il melanoma lo sa.

SE LI CONOSCI LI RICONOSCI
Puoi diventare una SKIN GUARDIAN ® una sentinella della pelle che conosce e ri-conosce le patologie tumorali della pelle e le precancerosi, in una sola giornata, per sospettare tali patologie ed indirizzarle allo specialista per la diagnosi e la cura più precoce.
Non servono titoli di studio né conoscenze specifiche per diventare SKIN GUARDIAN ®: applica e diffondi la conoscenza acquisita nel seminario per salvare tante vite.

NON POSSIAMO PERDERE UNA BATTAGLIA COSI’ FACILE.

PROGRAMMA DEL SEMINARIO
• SALUTE DELLA PELLE, DELLE UNGHIE E DEI CAPELLI
• CAUSE DEI TUMORI DELLA PELLE
• SVILUPPO DELLE FORME PRE-NEOPLASTICHE CUTANEE
• NEOPLASIE BENIGNE E FORME SIMILI (cheratosi, epiteliomi, siringiomi)
• NEOPLASIE MALIGNE (melanoma, spinalioma, carcinoma)
• CRITERI DI SOSPETTO E DIAGNOSI DERMATOLOGICA
• SLIDE SHOW DI 200 CASI CLINICI
• TEST FINALE ED ATTESTATO DI SKIN GUARDIAN ®

DATE 2019 DEL SEMINARIO:

 SABATO 19 OTTOBRE
 LUNEDI’ 4 NOVEMBRE
 DOMENICA 1 DICEMBRE

SEDE: FACTORY 1914 – VIA TRENTO 41 – PARMA
INFO E PRENOTAZIONI: TEL. 3356064694 MAIL: cavagnaroberto@alice.it

#skinguardians
#salvaunavitaanchetu
#MELAnoMASproject
#maipiumortidimelanoma
#seliconosciliriconosci
#guardareenonvedereèpericoloso

MELAnoMAS = Mai più morti per melanoma. Diventa anche tu uno SKIN GUARDIAN !

Pubblicato in data 02-09-2019

Condividi la news MELAnoMAS = Mai più morti per  melanoma. Diventa anche tu uno SKIN GUARDIAN ! su Facebook
melanoma

Salverai molte vite; come? vedendo anziché guardando semplicemente.
Sei estetista, massaggiatore, fisioterapista, medico, infermiere, assistente bagnanti, ecc… e vedi continuamente tante persone in costume o seminude senza far mai caso ai nei (nevi in termine medico) sulla loro pelle?
Basterebbe conoscere 5 semplici parole per allertare e invitare i sospetti ad una visita medica o dermatologica che potrebbe salvargli la vita.
Perché la gran parte dei melanomi sono curabili e guaribili…se diagnosticati precocemente!
L’ignoranza uccide, ed il melanoma lo sa.
Diventa anche tu uno SKIN-GUARDIAN: applica e diffondi la conoscenza di poche righe che salveranno tante vite.
Trovi l’ABCDEF del melanoma sui miei articoli, sul mio libro DERMATOLOGIA PRATICA e sul prossimo numero di Beauty Plan. Lo riposterò a giorni anche sulla mia pagina Face Book “Dermatologia Olistica”.
Ho bisogno del vostro aiuto tanto quanto le persone che insieme potremo salvare da morte certa.
Un tumore che si vede non dovrebbe nemmeno esistere…dipende da noi.

L'UBRIACO E LA CHIAVE: PROGETTO OLISTICO E METODO CAVAGNA

Pubblicato in data 6-1-2018

Condividi la news L
dermatologia

La storia dell’ubriaco che perde la chiave di casa e la cerca sotto al lampione, anziché lungo la strada percorsa, perché lì c’è più luce, riflette le strade facili che spesso la medicina cerca di seguire. Qui voglio raccontare quello che la mia esperienza di dermatologo e omeopata mi ha insegnato nel corso degli anni: la medicina del cuore.
Un ubriaco aveva perso la chiave di casa e la cercava non dove l’aveva persa, ma sotto a un lampione, per il semplice motivo che lì c’era più luce e ci vedeva meglio. Spesso nella vita, anche noi ci comportiamo come l’ubriaco: facciamo ciò che ci costa meno fatica per pigrizia, opportunismo o paura. Nascondiamo la testa sottoterra come gli struzzi e ci rifiutiamo di vedere o di sentire ciò che accade attorno a noi, non facciamo un solo passo nella direzione giusta, ma restiamo al caldo o alla luce di ciò che già sappiamo non andarci bene.
Nel corso dei secoli la scienza ha fatto passi da gigante, scoprendo farmaci utilissimi, inventando strumenti diagnostici e terapeutici sempre più progrediti ed efficaci, e noi tutti ne godiamo oggi i benefici. Penso però, che la direzione della ricerca e della crescita, sia stata troppo spesso e troppo a lungo attorno al lampione e non abbia fatto quel piccolo sforzo di ritornare sui propri passi e vedere dove aveva perso il contatto con la realtà, con la logica e con l’umanità (e quindi con l’uomo).
Tornare sui suoi passi avrebbe richiesto umiltà e autocritica, qualità tanto più rare quanto più si sale l’Olimpo della scienza moderna. Lo scetticismo, l’arroganza ed il delirio di onnipotenza hanno inquinato la coscienza di noi medici, rompendo il sottile filo di congiunzione con chi ci sta di fronte. Quanti congressi, sperimentazioni, lavori clinici di assoluta inutilità vengono continuamente prodotti solo per autopromozione, per aumentare le medaglie sul petto o la stima e la considerazione generale.
E così siamo ancora sotto il lampione...
Troppo spesso l’autorità scientifica si comporta come l’ubriaco che caparbiamente rifiuta di ascoltare ogni parere e di ripercorrere a ritroso la strada buia in cerca della sua chiave. Cerca solo dove crede che ci sia la luce.
Nella mia professione, e non sono solo per fortuna a farlo, nei confronti del mio paziente ho scelto di dedicare parte del tempo alla ricerca della chiave di questo sconosciuto che rischia di rimanere fuori casa e percorrere più volte il tragitto dal bar al lampione. Lo faccio nella speranza di aiutare chi non è in condizione di farlo da se. Di solito il medico che dedica tempo ai pazienti non finisce sulle pagine dei giornali o nei programmi televisivi, perché il suo lavoro non si svolge sotto i riflettori né sotto i lampioni, ma
in strade buie e poco conosciute.
“Fa più rumore un albero che crolla, di un’intera foresta che cresce” dice un proverbio. Bene, io spesso mi sento come l’albero che cresce, silenzioso ma utile. Con coraggio e volontà. L’ubriaco ci deride e urla che non capiamo nulla, i passanti ci dicono che è tutto inutile, ma tante volte noi
troviamo la chiave, e questo ci basta. A volte un ubriaco si sveglia al mattino nel suo letto, vede la chiave sul comodino e non sa chi ringraziare; altre volte un passante si meraviglia di non avere notato quella chiave lì per terra, proprio dove era appena passato, ma in pochi si chinano a raccoglierla.
Magia, stregoneria, caso, destino, aggiungete tutti gli appellativi che volete: i più “geniali” la chiamano medicina alternativa, come se potessero esistere medicine “diverse”.
Medicare, curare, vuol dire anche amare, sé stessi gli altri.
Non vi sono “alternative”: se non ami non curi, fai solo il meccanico dei corpi. “Ama ciò che fai e farai ciò che ami” recita un proverbio “Solo così tu sarai RE”.
Quando una persona guarisce è merito suo, ma spesso è grazie al medico che ha trovato la via per superare la malattia, il momento difficile. Quando la persona non guarisce è colpa del medico che non ha trovato il modo di aiutare la persona ad aiutarsi. Nostro compito è quello di rendere consapevoli i pazienti della loro situazione fisica, ma soprattutto emotiva e mentale.
Ma la direzione qual è? Bisogna trovarla, e per trovare bisogna cercare. Chi rimane sotto al lampione non la troverà mai. Non vi sono binari né stazioni, né sentieri già marcati: ognuno deve cercare la propria chiave dove pensa di averla persa, fosse anche in fondo ad un lago o su di una montagna, costi quel che costi. Uscire dal cono di luce però vi esporrà alle critiche dei passanti, agli sberleffi dell’ubriaco e di chissà chi altri: certezze zero, rischi tanti, guadagni pochi.
Ma questo non spaventa. Io credo che la chiave sia nascosta nel posto più difficile da raggiungere: il cuore dell’uomo, sede dei suoi sentimenti, emozioni, passioni. Quel povero cuore da noi tanto indagato con sonde, cardiografi, ecografi, e perfettamente ricostruito artificialmente, ma quasi mai considerato dal punto di vista emotivo.
Sappiamo tutto sulla fisiologia del cuore, da bravi elettricisti, ma non conosciamo quali meridiani energetici lo attraversano e quali influssi ha sugli altri organi, cervello compreso.
Quante volte ci siamo chiesti quali emozioni, sentimenti, passioni lo hanno fatto palpitare, soffrire, arrestarsi, scoppiare?
Non abbiamo mai studiato il simbolismo che il cuore assume nelle diverse medicine (amore, coraggio,forza) e che ha nella nostra e nelle altre religioni, ma soprattutto, non sappiamo nulla del cuore di chi ci sta di fronte, e spesso nemmeno del nostro.
L’uomo viaggia nelle galassie con le astronavi, manda sonde sui pianeti lontani anni luce, ma non sa ancora viaggiare nel cosmo dei suoi pensieri, e si perde nell’oceano delle proprie emozioni. E, cosa ancor più grave, non conosce le spettacolari correlazioni tra la mente ed il corpo.
Ora siamo fuori dalla luce del lampione...
.... e, con una lanterna in mano, ci facciamo strada in un mondo nuovo, noto a pochi, ma ricco di sorprese e soprattutto di riscontri. Ma per trovare, come dicevo prima, bisogna cercare, e cercare nel posto giusto,
esplorare nei posti più impensati e irraggiungibili, che per noi medici sono la mente e le emozioni.
“Ci vuole coraggio, umiltà, e tanta, tanta, tanta volontà.”

Roberto Cavagna
www.dermatologiaolistica.com